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Visualizzazione dei post con l'etichetta Filosofia

Il richiamo all'autorità non è così scemo

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Il richiamo all' auctoritas , quel particolare procedimento per cui si può pensare "X ha detto così, lui è un'autorità in materia, quindi avrà ragione" è dileggiato, mi rendo conto, da molte, moltissime persone. E in effetti, come argumentum ( ab auctoritate ) si è prestato a numerosi abusi: la biologia e la fisica di Aristotele, la medicina di Galeno, la geografia e l'astrologia di Tolomeo hanno proiettato le loro ombre lunghe per un periodo fin troppo lungo, qui in Europa. Il momento - semplifico all'eccesso, so benissimo che quella scientifica è stata una... lenta rivoluzione - in cui si è detto "Non è vero solo perché X lo ha detto, le evidenze empiriche puntano da un'altra parte" è stato un momento importante per la scienza. Non rifarsi ad auctoritas significa che l'autorità può sbagliare, fosse anche la stessa Bibbia. Inutile tirare in ballo l'esempio di Galileo.  C'è però, come dicevo, un lato oscuro anche per questa giustissim...

Cosa significa essere colti

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Il professor Claudio Paolucci , in un libro su  Umberto Eco  edito poco dopo la sua morte, scrive: Ricordo come fosse adesso quel giorno del 1995, a lezione di Semiotica, in cui [Eco] disse che "essere colti non vuol dire sapere quando è nato Napoleone, ma sapere in trenta secondi dove andarselo a cercare". Ovviamente, per sapere cosa ha detto ad esempio Kant sulle idee della ragione, potrei metterci più di trenta secondi, ma in un tempo relativamente breve recupererei quell'informazione qualora non me la dovessi ricordare. Al contrario, impiegherei un tempo relativamente troppo lungo per la mia vita se dovessi acquisire le conoscenze che servono per costruire un ponte sullo stretto che sto attraversando mentre scrivo. [...] Da qui l'enorme biblioteca che aveva [...]. Il libro era lo strumento di lavoro che serviva proprio a colmare quella mancanza di erudizione che tutti gli studiosi hanno. Umberto Eco compreso. Le cose si imparano, ma poi si dimenticano. Quello che ...

Verità e normativa - Il caso dei negazionisti del Covid

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In un articolo di qualche tempo fa, che potete trovare qui , ho commentato un passo della Condizione Postmoderna di Lyotard . Le conclusioni a cui si era giunti è che la verità non è in sé prescrittiva, ma serve a prescrivere, cioè le leggi possono trovare spazio di applicazione, o se vogliamo razionalità, solo in base a un sapere positivo il più possibile esatto. In pratica, non posso mettere lo stipendio minimo a 200 euro al mese se il costo della vita è molto più alto. Ora vi posto un video qui sotto. Lo ha girato Fanpage e, per quanto io abbia la SPERANZA che sia un po' tendenzioso, non si può negare che perlomeno la manifestazione ci sia stata.   Queste persone vorrebbero una normativa che, però, non rispetti la verità dei fatti - che è: esiste il COVID ed è pericoloso. Loro naturalmente ignorano la verità dei fatti, ma ignorano anche di ignorarla. Ecco un bell'esempio di applicabilità delle leggi solo nel campo della verità - anche se, a onor del vero, Lyotard lo inten...

Filosofia medievale be like: Effetto senza causa

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Siamo alla fine del nostro percorso nei meandri della filosofia medievale. Oggi prendiamo in considerazione ciò che si chiama il principio di causalità , e come certi filosofi lo misero in dubbio, per la nostra gioia.  HUME, L'EPIGONO Se a un evento A segue un evento B siamo portati a ipotizzare che A causi B. Sappiamo già che Hume ha affermato che questo ragionamento, per quanto comprovato a posteriori dall'esperienza, non può configurarsi come legge generale. Hume, cioè, nega che la causalità sia qualcosa di sempre vero. Facendo un esempio, se faccio cadere il mio smartphone e, quando lo raccolgo, vedo che ha lo schermo rotto, per Hume non potrò essere sicuro che la caduta sia stata la causa della rottura; potrò solo sapere che le due cose sono successe una dopo l'altra. Il resto sono tutt'al più ipotesi basate sulla speculazione. Per quanto possa parere radicale questa affermazione, alcuni filosofi medievali la anticiparono. Il che è tanto più straordi...

Filosofia medievale be like: Tempo infinito

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Secondo appuntamento con le nostre brevi quaestiones  di filosofia medievale. Oggi parliamo del tempo, come due matrone che spazzano fuori dalla loro capanna e non sanno cos'altro dirsi. No, naturalmente intendo il tempo cronologico , uno dei concetti che stanno al cuore della filosofia medievale fin dai suoi inizi, e in particolare da Sant'Agostino che, nell'impossibilità di darne una definizione fisica, ce ne dà una psicologica su cui ancora poco abbiamo da obiettare.  Ma oggi non parliamo di Agostino. Invece ci poniamo una delle domande preferite della lotta tra filosofi e teologi: il mondo è eterno? Secondo voi? IL PRIMO CONTENDENTE Iniziamo di nuovo con Tommaso d'Aquino , anche se per via indiretta. In fondo, se qui mi limitassi a riportare quanto trovate nei manuali di filosofia, non avrei contribuito in nulla a quella città di Cosmopoli di cui, scherzosamente, il blog fa parte. Partiamo invece da uno dei suoi lavori più famosi: la Summa Theologiae...

Filosofia medievale be like: "Io sono"

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VI AVVERTO Da oggi e per tre settimane pubblicherò alcuni brevi articoli su certe questioni di filosofia medievale. Si inizia oggi col tema dell'essere*; settimana prossima proseguiremo con quello del tempo, e infine il rapporto causa-effetto. Direi che è una tripartizione in onore della Trinità, se mi sentissi particolarmente... scolastico. E naturalmente lo farò un po' alla cazzona, un po' ad personam , cercando di collegare insieme più concetti alla maniera del blog, cosicché alla fine non ne saprete molto più di prima in termini quantitativi, ma spero almeno che avrete acquisito un nuovo punto di vista, magari persino sulla filosofia medievale, se non l'avete mai frequentata troppo. ESODO Gilson afferma che, rispetto alla filosofia pagana, quella cristiana (e in particolare quella tomistica - ma, per Pasquale Porro , in realtà questa scoperta è da predatare fin perlomeno ad Agostino ) è l'unica che possa fare il passaggio e identificare il concetto ...

Hunters e la morale del taglione

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Hunters , la serie di David Weil con Al Pacino , è disponibile su Prime Video da alcune settimane. Ve la consiglio.  È una serie divertente, molto pop, con, a tratti, momenti metanarrativi che neppure vanno a discapito dell'immedesimazione di chi guarda. Parla di ebrei che, negli anni '70, danno la caccia ai nazisti fuggiti in America. E li trovano, eccome.  Cosa volere di più? No, seriamente? In questo articolo non parliamo della qualità artistica della serie - che, a mio parere, rimane molto alta, fin quasi alla fine -; ma di alcuni interessanti quesiti morali e paramorali che pone allo spettatore. HO PAURA DELL'UOMO CHE LEGGE UN SOLO LIBRO Il telefilm offre allo spettatore, anche visivamente, una serie regolata di opposizioni. La prima, tra ebrei e nazisti, è messa bene in rilievo dall'uso che essi fanno dell'oggetto-libro. Da una parte abbiamo i nazisti, per l'appunto, che leggono ossessivamente, ancora e ancora, un solo libro. Un modo certo ...

Atto di fede

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Col coronavirus in Italia e le istituzioni che, pur lavorando di buonsenso, con le chiusure delle infrastrutture hanno trasmesso il panico alla gente*, vediamo uscire il peggio dalle persone. Mi ha colpito soprattutto il rapporto con la religione di coloro che si sentono impotenti di fronte a questa piccola epidemia: su FB ho visto un post in cui si invocava il "potente nome di Gesù" per debellare il virus. Più simile a un incantesimo, quindi, che a una preghiera: qualcosa che mi sarei aspettato in un Onorio Magno o giù di lì, e che ci ricorda ancora una volta come molti cristiani mischino la loro fede alla superstizione. Ah, Leone III Isaurico, dove sei quando abbiamo bisogno di te? Ancora, molti si sono ricordati di quell'intervento, degno di ammirazione, di San Giovanni Bosco e del suo oratorio, che nel 1854 a Torino assistettero i malati di colera. Ne avevo discusso in classe coi miei bambini in occasione della festività di Don Bosco, spiegando loro che la relig...

Apologia dei cirenaici

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Fu Aristippo di Cirene , tra i socratici minori, a fondare quella scuola che dal suo nome venne in seguito definita "cirenaica". Come Socrate  egli si interessò meno di fisica e ontologia che di etica: in particolare il rapporto che lega l'uomo e il piacere. Nucleo del suo pensiero era lo star bene: Aristippo non riusciva a comprendere quale misteriosa virtù potesse rendere augurabile l'ascetismo! Spiega l'enciclopedia Universo , dell'editrice DeAgostini , a pagina 447 del volume terzo: Cardine della filosofia cirenaica è il rovesciamento di un tipico ideale morale greco e in particolare socratico, quello cioè per cui il possesso del bene dà, esso stesso, la felicità (eudemonismo) ed attrae irresistibilmente, una volta conosciuto, la volontà umana: se il bene attrae, ne conclusero i c., allora tutto ciò che attrae è bene, il quale si identifica quindi con il piacere.  La filosofia di Aristippo può essere riassunta in soli due aneddoti, forse imma...

Cosa amiamo della letteratura fantastica

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Jacques Bergier , un intellettuale che, col suo Il Mattino dei Maghi , ha avuto una certa influenza sulla mia infanzia e adolescenza , parlando nel suo Elogio del fantastico di "scrittori magici", cioè di scrittori particolarmente virtuosi che si sono impegnati a esplorare i meandri dell'immaginazione, dell'inconoscibile, e ampliando ciò che noi chiamiamo "reale" con la loro fantasia riescono a fotografarlo in maniera più netta; Jacques Bergier, dicevo, dà questa bella spiegazione del perché la letteratura fantastica eserciti un tale glamour  su di noi. Credo che la parola chiave sia il termine tedesco Gestalt . Una Gestalt è una configurazione coerente di sensazioni o idee, che risulta soddisfacente. All'interno di una Gestalt , in poche parole, tutto si tiene in piedi. Tutti vorremmo organizzare il mondo in cui viviamo sotto forma di Gestalt , il che ci renderebbe sereni. Ma scienza e filosofia non ce lo permettono. L'universo di un autore...

Sartre, Evangelion e The Good Place

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[SPOILER ALERT per Porta Chiusa,  per Neon Genesis Evangelion e per The Good Place . Consiglio di recuperarli tutti e tre. Altrimenti potete continuare, ma a vostro rischio e pericolo.] Nella sua opera drammaturgica più famosa, Porta chiusa , Sartre imbandisce la triste commedia di tre anime, Ines Garcin ed Estelle, che scoprono che l'inferno non è un lago di fuoco, bensì una stanza  d'albergo dove saranno obbligati a convivere. Capiscono in fretta che non c'è un boia pronto a punirli, ma che ognuno di loro è stato scelto per essere il boia degli altri. Provano a non interagire, a concentrarsi sui fatti del mondo che si sono lasciato addietro; inutilmente. Il loro desiderio li spinge ognuno a confrontarsi con l'Altro.  Estelle è ossessionata dalla figura maschile, e cerca di sedurre Garcin; Ines odia gli uomini e cerca di allontanare Estelle da Garcin in modo da averla tutta per sé (che sia lesbica, è un dettaglio su cui il testo non ci illumina direttamente, m...

Age of Platone

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Stavo ripensando alla Repubblica di Platone , che lessi in treno facendo avanti e indietro per Milano. Platone vi descrive la città ideale, la kallipolis , la bella città.  È  a struttura tripartita, come l'anima platonica a cui corrisponde: alla base della città ci sono i lavoratori manuali, cioè gli artigiani e i contadini; al centro i guerrieri, che formano una classe a sé stante e non, come nell'Atene storica, una possibilità viva per tutti i cittadini (nella maggior parte delle città greche non esisteva un esercito regolare, e tutti i cittadini che potevano permettersi le armi e l'armatura, dopo un periodo di addestramento, dovevano sempre essere pronti a scendere in guerra se la polis lo avesse ritenuto necessario); e al vertice i filosofi, che si son fatti re nell'impossibilità che i re si facessero filosofi. La costituzione di questa città abolirebbe la proprietà privata, cancellerebbe la famiglia e liberebbe la donna dal suo ruolo tradizionale di procreazion...

Apologia (facile) dell'evoluzionismo

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[ATTENZIONE! In questo articolo non si intende confrontare l'evoluzionismo con altre teorie meno scientifiche, come ad esempio il creazionismo . L'evoluzionismo di cui ci occuperemo riguarda il campo prettamente umano, storico ed etno-antropologico.] La corrente evoluzionistica delle scienze umane affonda le proprie radici nelle teorie biologiche di un Lamarck e, più in particolare, di un Darwin , concernenti l'origine delle specie attraverso la selezione naturale. L'applicazione dell'evoluzionismo a campi non prettamente biologici (e anche a quelli pseudo-biologici, come quelli riguardanti le diverse "razze" umane) ha portato una serie di conseguenze a cascata che, in tempi moderni, molti teorici hanno fortemente condannato, staccandosi il più possibile dall'approccio evoluzionistico. Darwin stesso non ha mai sostenuto teorie esplicitamente razziste; tuttavia le ha autorizzate, per così dire, applicando fin da subito i suoi risultati all'esame...