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Sandbox

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"Ti stai divertendo, vero, Ettorino?" chiese la Signorina Pesci. Ettore non rispose. Stava giocando nel recinto della sabbia. Scavava con una paletta di plastica, esile ma resistente, e ammonticchiava la sabbia che spalava in un angolo del recinto. Altri bambini, quel pomeriggio, erano venuti a giocare con lui, ma Ettore trovava sempre il modo di scacciarli. Per lo più tirava loro la sabbia negli occhi, e quelli correvano veloci dalle loro madri o dalle loro tate - più raramente dai padri -, piangendo. Quando quelli, adirati, andavano a lamentarsi dalla Signorina Pesci, lei si stringeva nelle spalle e non sapeva che fare. "Se riuscite voi a cambiarlo, accomodatevi pure..." diceva, sconsolata. La Signorina Pesci era una brava donna, ma a dir la verità non era una brava tata. Lasciava che Ettore l'avesse sempre vinta lui. Era troppo buona, e pur dall'alto dei suoi quarantasei anni (quarantasette a luglio) di vita vissuta, con la loro buona quantità di t...

Introduzione alle arti magiche - Dott. Ignatius Fortebraccio

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Ogni cosa, dal momento in cui viene creata, possiede un Intelletto. Persuadere questo Intelletto ad agire secondo la nostra Volontà è la radice di ogni Magia. Queste due brevi regole, nella loro semplicità, sono le sole universalmente riconosciute e insegnate in tutte le università del mondo. Quindi, sia che vi troviate all’Università di Londra, a quella di Roma o a quella di Erlion, questa sarà la base di tutta la magia che imparerete e che agirete nel corso della vostra vita. Nessuno sconto, nessuna eccezione. Eccole qui. Ogni cosa, dal momento in cui viene creata, possiede un Intelletto. Questa frase non significa, come molti, soprattutto tra i nostri teologi più naive, hanno argomentato fin dai tempi del Cataclisma (si vd. Bonino , 1303; Ibn Taymyya , 1319), che vi sia un Intelletto Ordinatore dietro la creazione dell’universo; significa solo che un albero, un fiume, un ciottolo, una casa, tutti loro possiedono una mente (o, come suggerisce Mon Arkam ,...

L'albero della spada

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Lancillotto estrasse Gioiosa e se la fece mulinare sopra la testa. Il suo luogotenente urlò e i suoi uomini gli risposero. Uscirono dai loro nascondigli e corsero verso di lui, si divisero in due rami per non travolgerlo, lo sorpassarono e si ricompattarono davanti a lui. Erano tutti celti e romani dell’Armorica, nudi o mezzi nudi, qualcuno con una lorica arrugginita addosso, che avevano attraversato la Manica per combattere al fianco di Artù. Continuarono a correre finché non si scontrarono coi loro nemici, un gruppo di sassoni e Juti con armature fatte di ossa di balena, mazze ed asce, e grossi scudi di legno e cuoio. Le prime linee degli schieramenti si scontrarono ma non si intralciarono; gli uomini sollevavano le armi contro chiunque capitasse loro a tiro, e colpivano e affondavano e uccidevano quanti più ne potevano. Chi si allontanava troppo dai compagni, penetrando nelle fila nemiche, era subito circondato e ucciso. All'inizio l’effetto sorpresa giocò in loro fav...