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Visualizzazione dei post con l'etichetta Logica

Biglino non è onesto

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Fu un mio amico, ai tempi del tirocinio post laurea, a farmi conoscere Mauro Biglino . Era tanto per ridere. Finimmo per presenziare a una sua conferenza. A livello mediatico, Biglino è famosissimo: è un ex collaboratore delle Edizioni San Paolo , traduttore dall'ebraico biblico, che ha scritto molti libri in cui segnalava certi errori per l'appunto di traduzione (e tradizione) e, soprattutto, di interpretazione della Scrittura. Fin qui è nel campo suo, e io non saprei cosa dirgli... sennonché è proprio la tradizione che permette la traduzione, sopratutto da una lingua morta, anzi mortissima; quindi non so come faccia a sostenere che quel particolare termine non significhi e non possa significare quella parola specifica con cui è sempre stato tradotto, sia dai gentile che dagli ebrei, quando il principale criterio che abbiamo per capirlo è proprio il modo in cui da sempre esso viene tradotto *. Non è l'unico criterio, certo, e spesso rischiamo di proiettare anacronisticamen...

Filosofia medievale be like: Tempo infinito

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Secondo appuntamento con le nostre brevi quaestiones  di filosofia medievale. Oggi parliamo del tempo, come due matrone che spazzano fuori dalla loro capanna e non sanno cos'altro dirsi. No, naturalmente intendo il tempo cronologico , uno dei concetti che stanno al cuore della filosofia medievale fin dai suoi inizi, e in particolare da Sant'Agostino che, nell'impossibilità di darne una definizione fisica, ce ne dà una psicologica su cui ancora poco abbiamo da obiettare.  Ma oggi non parliamo di Agostino. Invece ci poniamo una delle domande preferite della lotta tra filosofi e teologi: il mondo è eterno? Secondo voi? IL PRIMO CONTENDENTE Iniziamo di nuovo con Tommaso d'Aquino , anche se per via indiretta. In fondo, se qui mi limitassi a riportare quanto trovate nei manuali di filosofia, non avrei contribuito in nulla a quella città di Cosmopoli di cui, scherzosamente, il blog fa parte. Partiamo invece da uno dei suoi lavori più famosi: la Summa Theologiae...

La malinconia della rosa

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In queste settimane la Rai sta trasmettendo  Il Nome della Rosa , serie televisiva tratta dall' omonimo romanzo di Eco in cui  John Turturro veste i panni di Guglielmo da Baskerville e un'ormai irriconoscibile Rupert Everett  quelli di Bernardo Gui (o Guidone, o Guidonis, secondo la dicitura più diffusa). Ora, io ho letto Il Nome della Rosa due volte, la prima per piacere e la seconda per studio; e ho dato un esame che, poco ci mancava, verteva tutto su questo libro. Mi piace, mi piace molto, ma tutte le volte che penso alla trama mi assale una profonda malinconia. Perché Il Nome della Rosa è un romanzo che ha per trama un fallimento, nel senso che parla dell'impossibilità di un uomo, per quanto egli possa essere intelligente come Guglielmo, di comprendere completamente il mondo attorno a lui. Forse mi sta tanto a cuore questa particolare linea narrativa, tra le tante, perché come direbbe quella santa donna della mia psicologa ci proietto dentro le mie paure. ...

Non essere e farcela lo stesso

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Stamattina mi è capitato di leggere  questo articolo . L'argomento trattato sono i mondi paralleli. Mi ha fatto tornare in mente una cosa a cui, non dico credessi, ma sicuramente avevo immaginato quando ero adolescente. Non ricordo da dove fosse saltata fuori. Sicuramente non fu niente di che: stavo salendo le scale e avevo perso l'equilibrio o una cosa del genere. La sensazione agghiacciante di vuoto sotto lo sterno. Poi non era successo niente, avevo messo il piede nel posto giusto e mi ero raddrizzato. Mi ero detto: "Ecco, se non l'avessi fatto ora sarei laggiù, in fondo ai gradini, forse con la testa spaccata". E avevo pensato che, da qualche parte, se era vera l'ipotesi degli infiniti universi paralleli, in uno di quelli io ero laggiù, morto. Solo che no, non era del tutto corretto: io non ero laggiù. Non nel senso che ero non laggiù: invece non ero proprio. Non so se è chiaro. Questo pensiero mi suggeriva, tra l'altro, una conseguenza molto interess...

Il paradosso della comare

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Geoffrey Chaucer iniziò a scrivere I Racconti di Canterbury nel 1388; nel 1400 morì, e non li aveva ancora completati. Dei centoventi racconti che s'era prefissato riuscì a finirne solo ventiquattro. Tanti ci bastano per considerarlo il capolavoro del Middle English  (anzi, è vero il contrario: il Middle English è quello perché ci scrisse Chaucer. L'autore del Pearl e del Sir Gawain era contemporaneo di Chaucer, ma il suo inglese era completamente diverso, e noi non lo ricordiamo quasi più). La cornice dei Racconti è nota a tutti, e ispirata putacaso al nostro Boccaccio , o al più al nostro Dante (Chaucer conosceva bene i poeti italiani). La ricordo comunque: un gruppo di persone decide di raccontarsi delle storie per ammazzare il tempo durante il pellegrinaggio alla tomba di San Thomas Becket. Nell'articolo di oggi parlerò di uno dei racconti più famosi dei Tales , quello della Comare di Bath, che Harold Bloom riconosce come uno dei grandi antesignani dei persona...

La corsa di Achille e della tartaruga è stata annullata

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Affresco databile alla fine del XIX secolo, Achilleion, Corfù. Non vista, la tartaruga ha già fatto il giro di Troia due volte Dopo che la corsa, arbitrata da quel Zenone  così di parte, per un esposto di Achille venne annullata dai giudici di gara, si decise che, per togliersi lo scrupolo, e perché quella medaglia a qualcuno bisognava pur conferirla, fosse meglio correrla tutta daccapo. Per correttezza Achille e la tartaruga partirono insieme e dallo stesso punto. Ma ecco, meraviglia! Se prima Achille non riusciva a raggiungere la tartaruga, ora non riesce più a superarla, e i due viaggiano testa a testa fino al traguardo. Col che i giudici non sanno proprio più cosa fare. [La spiegazione di quanto ho detto è semplice. Prendiamo due coppie di numeri a caso: facciamo 0 e 1 e 0 e 2 (e guai chi mi viene a dire che, per qualche motivo, 0 non è un numero valido, perché non ha importanza ai fini della spiegazione. L'ho scelto ora per semplificare i passaggi, ma avrei potuto ...

Storia di una storia (parte 2)

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[ qui  la Prima Parte] Questa settimana parleremo di nuovo di una storia che è un paradosso e che, nelle sue forme, ha attraversato le epoche e ha segnato irrimediabilmente il nostro pensiero. Il primo a formularla fu Zenone di Elea , il cui scopo era difendere e avvalorare il maestro  Parmenide , fondatore della sua scuola, in questo caso per quanto riguardava l'impossibilità del movimento. Se infatti il vuoto non esiste (in quanto il non essere non è e non può essere, sostiene Parmenide ), allora 1) il cambiamento non esiste; e comunque 2) i corpi non avrebbero dove spostarsi. Il paradosso di Zenone arriva a noi attraverso la Fisica di Aristotele . Aristotele non ne è entusiasta. Lo liquida con queste parole: Il secondo argomento di Zenone è quello chiamato di Achille. Un mobile più lento non può essere raggiunto da uno più rapido; giacché quello che segue deve arrivare al punto che occupava quello che è seguito e dove questo non è più (quando il secondo arriva); in t...

Storia di una storia (parte 1)

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Iniziamo l'articolo e già siamo nel vivo. Durante il 1899 il filosofo  Josiah Royce scrisse questa parabola ( Il mondo e l'individuo ) : Immaginiamo che una porzione del suolo d'Inghilterra sia stata livellata perfettamente, e che in essa un cartografo tracci una mappa d'Inghilterra. L'opera è perfetta; non c'è particolare del suolo d'Inghilterra, per minimo che sia, che non sia registrato nella mappa; tutto ha lì la sua corrispondenza. La mappa, in tal caso, deve contenere una mappa della mappa, che deve contenere una mappa della mappa della mappa, e così all'infinito. Il problema di Royce, che cercò di tradurre in forma narrativa, riguardava l'immagine mentale che un individuo ha della propria mente, che dovrebbe contenere un'immagine dell'immagine e così via. Il problema naturalmente è lo stesso che ha sollevato  Zenone di Elea , e si chiama regressus ad infinitum . Prima di Royce l' Amleto , il Chisciotte e Le Mille e Una Notte...

Una difesa dell'ingannevole oroscopo

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Io non credo nell'oroscopo. Sono anzi convinto che credervi sia sbagliato non solo, diciamo, epistemologicamente, ma anche moralmente. Ogni volta, infatti, che una persona mente assassina una parte del mondo, e questo è certo; ma ogni volta che una persona crede in una menzogna quando ha le capacità e i dati per smascherarla, è colpevole tanto quanto lo è il mentitore. Questo articolo, nel caso non si fosse capito, riguarda l'oroscopo. A COSA CREDE CHI CREDE NELL'OROSCOPO Chi crede nell'oroscopo si affida al fatto (ha quindi propriamente fede , nel senso che compie un salto irrazionale verso una credenza non dimostrabile, esattamente come fa chi, ad esempio, crede in Dio*) che, interpretando correttamente gli avvenimenti celesti , si possa conoscere qualcosa del futuro terrestre . Questo al netto dell'astronomia ufficiale: vedere un meteorite con un diametro di nove chilometri che punta dritto sulla Terra... be', qualcosa del nostro futuro ce lo dice, ma ...