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Visualizzazione dei post con l'etichetta Shakespeare

Shakespeare, Dostoevskij e Pratchett

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Alcuni articoli fa, sempre in occasione del quattrocentesimo dalla morte di  Shakespeare , scrissi qualcosa riguardo alla grandezza dei suoi personaggi. Concludevo sostenendo che quella grandezza era dovuta al fatto che essi, i personaggi cioè, ci sembrassero vivi a prescindere dal loro dramma, o, meglio, nonostante il loro dramma, che spesso non era alla loro altezza. Mi chiedevo se esistessero altri casi simili nella storia della letteratura; di personaggi cioè così reali da poter prescindere dalla loro storia . No, mi pareva allora, nemmeno in  Dostoevskij , il maestro della creazione di caratteri (prendevo in considerazione in particolare il caso di Raskolnikov in Delitto e Castigo ). Se volete recuperare quell'articolo prima di affrontare questo, lo potete trovare qui . Ma cosa c'entra tutto questo col post di oggi? Bene, qualche giorno fa stavo leggendo alcune riflessioni di David  Foster Wallace  su Dostoevskij. Foster Wallace mi assicurava che, perlomeno in...

La teoria dello Shakespeare bicamerale

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Come promesso settimana scorsa, si torna a parlare di Westworld , la fortunata serie HBO che ha spaccato in due il pubblico, ma che personalmente ho apprezzato molto - più, lo ammetto, per quello che suggerisce che non per quello che dice. In questo articolo rispondevo a tutti coloro che accusavano lo show di essere troppo irrealistico, perché pieno di personaggi antisociali; ovvero a chi tacciava l'idea di un West World di immoralità. Oggi voglio affrontare un discorso diverso, di quelli che mi hanno fatto dire che Westworld è un telefilm psicologico-filosofico: l'onnipresenza ideale di William Shakespeare . SHAKESPEARE E IL VECCHIO WEST Westworld è ricco di citazioni tratte da drammi shakespeariani. Questo lo si nota in particolare nei primi episodi. Le citazioni emergono generalmente a segnalare i momenti di svolta del processo attraverso cui gli androidi raggiungono l'autocoscienza, o perlomeno la consapevolezza di loro stessi. Il primo personaggio che cita Shak...

Shakespeare e Lear - ovvero i pensieri di un giovane scrittore

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I festeggiamenti per il quattrocentesimo dalla morte di Shakespeare non sono ancora terminati, ma io non ho quasi portato avanti il mio progetto di divulgazione sul blog. Questi sono, per ora, gli unici contributi che ho dato col mio piccolo studio del Bardo. Oggi vedremo di rimediare con qualche parola, sempre in piccolo, sempre in proporzione alle mie capacità. Tempo fa stavo leggendo un articolo sul Re Lear . Fino a qualche anno fa condividevo l' opinione non proprio lusinghiera di Tolstoj sul Re Lear , ma nel frattempo l'ho cambiata in maniera radicale. Ora credo - come la maggior parte delle persone - che si tratti di uno dei massimi drammi di Shakespeare. Nell'articolo che stavo leggendo, dicevo, si discuteva della misteriosa scomparsa del Matto. Chiunque veda per la prima volta la tragedia rimarrà stranamente confuso (almeno, io sono rimasto confuso) dalla scomparsa del Matto, da un atto all'altro, così, senza spiegazione. Dov'è il Matto? contin...

Perché Don Chisciotte impazzisce?

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Qualche articolo fa , forse vi ricorderete, ho discusso della pazzia di Amleto, del perché sia impazzito, e nel suo caso se si possa parlare di pazzia o meno. L'articolo faceva parte di un progetto di analisi di Shakespeare inaugurato in occasione del quattrocentesimo anniversario dalla sua morte. A tal proposito, quattrocento anni fa moriva anche  Miguel de Cervantes . La morte di Cervantes è avvenuta, se non, come vuole la tradizione, lo stesso giorno, comunque a pochi giorni di distanza da quella di Shakespeare. Potrei prendere la palla al balzo e allo stesso modo discutere i motivi della pazzia di Don Chisciotte ; ma sarebbe tempo perso, un esercizio un po' sterile, sia per me scriverne che per voi leggerne. Perché? Cerco di spiegarmi. Partiamo da ciò che dice Cervantes. Quando descrive l'origine della pazzia di Alonso Chisciano, non spreca molte energie: ci dice semplicemente che [...] per il poco dormire e per il molto leggere gli si prosciugò il cervello, in mo...

Il complesso di Shakespeare

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Con l'intento di celebrare i quattrocento anni dalla morte di Shakespeare , il più grande drammaturgo d'occidente,  Psicologia&Scrittura torna a parlare del rapporto che lo lega a  Freud , il fondatore della psicoanalisi, come già aveva provato a fare  in questo articolo . Oggi propongo il contributo di  Harold Bloom  (tutte le citazioni sono tratte da  Il Canone Occidentale ) su questo argomento. Lascerò che sia lui a parlare: non credo sia necessario spiegarlo più di tanto, perché è già chiarissimo di per sé. Inizio affrontando di nuovo, in breve, il triangolo tra Freud, l' Edipo e Amleto : Bloom sembra tagliare la testa al toro, affermando risolutamente che Amleto non soffriva del complesso di Edipo, ma Freud soffriva senza dubbio del complesso di Amleto, e forse la psicoanalisi è un complesso di Shakespeare. C'è una secca condanna della teoria di Freud - che, peraltro, Bloom non argomenta molto. Ma la questione più importante, qui...

Amleto nella stanza della madre

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Ovvero " Amleto e il Complesso di Edipo  secondo Freud . Una discussione". David Garrick interpreta Amleto LA PAZZIA DI AMLETO Inizio parlandovi d'altro. La questione della pazzia di Amleto, in sé, non ha molto a che fare col Complesso d'Edipo, ed è quindi meglio sbrigarsela subito, perché a lasciarla lì rischia di diventare problematica. Si può infatti parlare dell'una, la pazzia, perché è manifesta, senza scomodare l'altro, l'Edipo, che al massimo è inconscio - nel senso che neanche Shakespeare ci poteva aver pensato - se non indirettamente, se non parafrasando. Ci si chiede, fuor dai denti, se Amleto fosse  davvero  pazzo. Chi afferma, e il testo sembra dar loro ragione, che la pazzia sia solo una montatura è convinto che Amleto si fingerebbe pazzo con l'obiettivo di passare inosservato mentre svolge la sua indagine e progetta la sua vendetta alle spalle dello zio. Il che si rivelerebbe un piano singolarmente mal congegnato: da quan...