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Ancora di italiani e di pecore realiste

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Nella nostra cavalcata lungo i confini della letteratura fantastica abbiamo affrontato il problema del perché l'italiano colto, o, meglio, l'italiano a cui piace credersi colto, o l'italiano effettivamente colto ma un po' miope, disprezzi tanto la letteratura fantastica. Siamo risaliti, partendo dal concetto moderno e capitalistico/protestante di produttività (il fantastico serve per guadagnare? A giudicare da  Licia Troisi  sì, ma solo a scriverlo, mica a leggerlo), fino alla poetica del Manzoni , il Grande Teorico della Condanna. Bene, oggi, leggendo un articolo su  Prismo - rivista online di cultura  e limitrofi, ho scoperto un illustre predecessore delle critiche del Manzoni: già il Petrarca, a quanto pare, il fantastico non lo poteva soffrire. Tant'è che, per dimostrarvelo, all'interno dei  Trionfi  scrisse questi versi: Ecco quei che le carte empion di sogni, Lancillotto, Tristano e gli altri erranti, ove conven che 'l vulgo errante agogn...