Si sa: le librerie italiane, che siano fisiche o digitali, hanno ormai gli scaffali pieni di romanzi spazzatura. Per ogni Virginia Woolf dell' Einaudi ci sono dieci, venti Stephanie Meyer della Fazi . Credo che questo semplice fatto sia vero oggi come era vero cinquant'anni fa, ma il self-publishing, le strategie poco lungimiranti delle Case Editrici, e lo spazio che sono riusciti a ritagliarsi autori oggettivamente illeggibili grazie al web, rende la consapevolezza più acuta oggi che in passato. WattPad ha permesso ad aborti letterari come After , My dilemma is you e altri (romanzi al cui confronto la saga di 50 sfumature sembra un Thomas Hardy ) di raggiungere il cuore di una legione di praticamente analfabeti, e di fatturare cifre esorbitanti una volta pubblicati da C.E. che, per non fallire, sono giocoforza costrette a curare l'edizione cartacea di volumi che in passato non avrebbero neanche usato per fissare i tavoli traballanti. A questo punto il modo migliore...
Il 17 aprile ho partecipato a un conferenza sullo shitposting organizzata in Statale . Erano presenti, come relatori, l'admin di Pagliare Hhhhpostijng , l'admin di Memes Sublimes? , uno degli admin di Cinefirns e altri due di cui, onestamente, non ricordo la pagina, ma, per carità, simpaticissimi. Ora, tra le domande che sono state poste a questi admin, c'è stata quella della responsabilità dei meme nella formazione di una persona. L'esempio era quello del killer di Christchurch , che, nel suo Manifesto, ha dichiarato la propria vicinanza al mondo dei meme. Naturalmente la stampa (certa stampa) ha focalizzato l'attenzione su questo singolo particolare a discapito di chissà quanti altri, e ha prontamente riconosciuto nei meme la fonte del disagio psichico dell'assassino*. Come hanno risposto i cinque relatori a questa provocazione? Non possono accusarti di spargere l'odio coi meme se non metti la frase d'odio Innanzitutto, credo non sia male s...
Qualche anno fa la Rai trasmise un reality, involontariamente comico, che alcuni ancora ricorderanno. Si chiamava Masterpiece . I partecipanti erano un gruppo di scrittori dell'ultima ora e il premio finale la pubblicazione di un romanzo. Eppure, dopo una prima superficiale valutazione dei testi, nel corso del reality erano gli scrittori, e non i romanzi, a dover superare una serie di prove per arrivare in finale. Questo già la direbbe lunga sul concetto di letteratura che ha la Rai. Vien proprio voglia di partecipare! Arriviamo al motivo di questo articolo. Durante una delle prime puntate del programma, Andrea De Carlo , analizzando un romanzo fantasy, quasi per scusarne l'autrice, disse che sì, i contenuti erano pure fantasy, ma alla fine il genere era un pretesto per analizzare il mondo reale. Mica altro. Sia mai che qualcuno pensasse che De Carlo potesse considerare un romanzo fantasy buono per se . Ora, si potrebbero sollevare dei dubbi sulle obiettive ca...
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