Etica e morale a Nazareth

Ogni tanto torno con la memoria ai tempi felici dell'università, che poi tanto felici non erano, e mi capita di pensare a una certa lezione di criminologia a cui partecipai durante il mio quarto anno. Quel giorno il nostro professore - ho avuto la fortuna di studiare con Adolfo Ceretti - ci domandò che cosa pensassimo della pena di morte. La lezione si svolse come un dibattito. La classe era divisa tra studenti di psicologia e giuristi, ma non mi pare che questa divisione corrispondesse a una divisione ideologica, e i pro e i contro si distribuivano equamente tra i due schieramenti. Ora, la discussione procedeva tra alti e bassi, quando un mio collega della Facoltà di Psicologia, contrario alla pena di morte, tirò in ballo il nome di Gesù Cristo. Subito l'aula venne giù per i fischi.


Ciò che in quel momento i miei compagni non sono riusciti a fare è stato scindere l'idea di Gesù da quella di cristianesimo. Ed essendo in Italia, tutti gli studenti tendono a essere abbastanza suscettibili riguardo le ingerenze della Chiesa nel pensiero pubblico (e neanche di questo capisco il motivo). Ma Cristo non fu cristiano. Il cristianesimo venne dopo la morte di Cristo. Questo semplice fatto lo si scopre alle elementari, ma spesso quando si riflette si tende a non tenerne conto. Io sono ateo, e non penso che le parole e il pensiero di Cristo siano meno importanti perché alla fin fine non è il Figlio di Dio. Credo anzi siano rilevantissime, e mi sforzo di farle mie. Altri prima di lui predicarono lo stesso credo d'amore e tolleranza, e pietà e giustizia, ma nessuno come lui ha avuto un'influenza tanto vasta sulla storia mondiale. Faccio anche notare che, se quel mio compagno avesse citato Buddha invece di Gesù, nessuno avrebbe fiatato. Questo perché, forse, noi siamo abituati a pensare a Buddha più come a un pensatore e a un filantropo che non a un mistico. Bene: lo stesso potremmo fare di Gesù. Sembra che i Vangeli non aspettino altro per essere riscoperti. Le parole di Gesù non sono meno belle di quelle di altri filosofi che si sono occupati del problema della morale, ed è così infatti che chi non crede dovrebbe considerarlo: un filosofo preoccupato del problema della morale. Un radicale, che è venuto e sapeva di essere venuto a portare non la pace ma la spada, a dividere il figlio da suo padre, la figlia da sua madre, la nuora da sua suocera (Mt 10,34-35), perché sapeva che abbracciare la giustizia e la misericordia sono atti estremi, e che gli atti estremi non sono fatti di compromessi ma di assoluti. Credeva che il compromesso fosse la tomba dell'etica... sebbene non lo fosse il perdono. Ancora, Gesù è colui che pronunciò (sebbene le fonti siano più antiche di Gesù) il Discorso della Montagna*, forse il più commovente e completo discorso di morale che sia mai stato fatto.


Carl Heinrich Bloch, Il Discorso della Montagna

È già grave che i religiosi vedano ogni cosa attraverso le lenti deformanti della religione; ma è addirittura mostruoso che lo faccia anche chi religioso non è. La mia speranza, per chi come me non crede, è che presto si riesca a prestare orecchio al vero messaggio di Gesù, e si lascino da parte i preconcetti meschini da catechismo svolto al contrario. Philip Pullman ha scritto un romanzo** che, credo, ha proprio questo al centro del suo labirinto: distinguere il Gesù autentico da ciò che la vecchia Chiesa ha saputo trarre da Gesù. 


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*Mt 5-7.
** Il buon Gesù e il cattivo Cristo.

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