mercoledì 27 luglio 2016

Femminino cristiano

Qualche giorno fa ho letto questo articolo. Si tratta di un'intervista a Sergio Martella, psicologo e psicoterapeuta, docente presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Padova. Nell'articolo si discute degli effetti negativi dell'educazione cristiana sulla salute del bambino. Mi ha colpito in particolare questo paragrafo:
Alcuni lessici del linguaggio comune rivelano la natura matriarcale della chiesa: "Don" è contrazione di "donna", è anche il suono del batacchio sotto la gonna-campana, iconologia della madre che in sé trattiene il figlio-fallo, nella fattispecie il prete; "duomo" è la fusione di donna-uomo, i frati recano il cordone ombelicale ancora non reciso alla vita, le suore il velo placentale segno di possesso della madre; il divieto all'uso della sessualità sottolinea la centralità e l'obbedienza all'unico sesso della madre.

Si potrebbe liquidare la faccenda dicendo che il Dott. Martella non si ricorda che duomo deriva dalla parola domus, latino per casa, senza essere la crasi di niente. Ma sarebbe un'obiezione semplicistica. La sua è un'analisi della parola lacaniana (teniamo da parte il batacchio della gonna-campana e l'obbedienza tipicamente ecclesiastica al sesso della madre). Il suo è un procedimento impuro, in cui si analizza l'inconscio del linguaggio senza affiancarlo a uno studio dedicato, quello della linguistica. Per farvi capire cosa intendo, credo che sarebbe lo stesso dire che il torrone si chiami così perché nella nostra mente è, o sostituisce, o indica in qualche modo un collegamento con una grossa torre. 




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