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Visualizzazione dei post da Maggio, 2016

Cosa leggo questa settimana 2.0

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Eccoci di nuovo a Cosa leggo questa settimana, la rubrica che sostituirà Vivere (d)i libri finché non avrò di nuovo il tempo per dedicarmi alle mini-recensioni. A occhio questo accadrà a settembre, dopo l'Esame di Stato e un agosto di cose.
La rubrica risponde alla domanda che nessuno mi ha mai fatto: "Cosa leggi questa settimana?" Ecco, io questa tesissima settimana leggo (o, meglio, rileggo) questo.


IO E MABEL
di Helen Macdonald
Questo memoir racconta del lutto dell'autrice per la morte del padre e dei suoi tentativi di addestrare/addomesticare un astore. Non sto a dilungarmi: per chi fosse interessato, qui potete trovare un bel video di Ilenia Zodiaco che ne parla diffusamente. Per quello che ho letto finora il libro è ben scritto, il dolore ben descritto e la passione dell'autrice per la falconeria quasi palpabile. I passaggi che mi interessano di più, comunque - che sono poi il motivo per cui ho comprato il libro -, sono quelli dedicati a T.H. White, l'au…

Scrivere per bambini

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Scrivere libri per bambini e per ragazzi è difficile, questo lo sa chiunque. Ma ecco per voi, in anteprima su Psicologia e Scrittura, un buon tutorial per realizzare il vostro best-seller per bambini. Prendete il vostro quaderno degli appunti, la vostra matita preferita e state pronti a imparare qualcosa.
La citazione è da C.S. Lewis, Tre modi di scrivere per l'infanzia. Contiene l'Unico Metodo Funzionante (TM) che io conosca per scrivere per lettori di tutte le età. Dice Lewis:
[...] Dobbiamo rivolgerci ai bambini come a nostri pari, sfruttando quella parte della natura umana in cui siamo loro pari. La superiorità degli adulti consiste nell'avere altri campi d'influenza e, cosa più importante, nell'essere narratori migliori; il bambino lettore non deve essere trattato con sufficienza ma nemmeno idolatrato: dobbiamo parlargli da uomo a uomo. L'atteggiamento peggiore sarebbe quello di considerare la massa indifferenziata dei bimbi come materiale grezzo da plasma…

Perché Don Chisciotte impazzisce?

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Qualche articolo fa, forse vi ricorderete, ho discusso della pazzia di Amleto, del perché sia impazzito, e nel suo caso se si possa parlare di pazzia o meno. L'articolo faceva parte di un progetto di analisi di Shakespeare inaugurato in occasione del quattrocentesimo anniversario dalla sua morte. A tal proposito, quattrocento anni fa moriva anche Miguel de Cervantes Saavedra.
La morte di Cervantes è avvenuta, se non, come vuole la tradizione, lo stesso giorno, comunque a pochi giorni di distanza da quella di Shakespeare. Potrei prendere la palla al balzo e allo stesso modo discutere i motivi della pazzia di Don Chisciotte; ma sarebbe tempo perso, un esercizio un po' sterile, sia per me scriverne che per voi leggerne.
Perché? Cerco di spiegarmi.
Partiamo da Cervantes. Quando ci descrive l'origine della pazzia di Alonso Chisciano, non spreca molte energie. Ci dice semplicemente che
[...] per il poco dormire e per il molto leggere gli si prosciugò il cervello, in modo che ven…

Altro che Hogwarts

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Io mi iscrivo subito. Altro che maghi.


Prime volte

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A volte mi capita, così, tra la notte e il dì, di fantasticare. È un'abitudine femminile, e infatti vi prego di scusarmi, giuro di non cascarci mai più. Questa volta però passatemela.
Ho provato a immaginarmi la prima storia che sia mai stata raccontata. Deve essercene una. Per raccontarla, sarebbe stato necessario possedere una lingua: dato che siamo umani, immaginiamo una lingua vocalica, e non, ad esempio, gestuale. Per averla, le aree di Broca e di Wernicke avrebbero dovuto essere abbastanza sviluppate, così come la conformazione della gola e la natura dell'ipoglosso avrebbero dovuto essere quelle corrette, suppergiù.
Immaginiamo quel nostro antenato, che forse non era un nostro antenato ma un nostro cugino, un Neanderthal ad esempio, che la sera teneva in braccio un cucciolo (o forse si dice un bambino?) sonnacchioso, davanti al fuoco, in mezzo a un cerchio degli altri membri della sua famiglia, i suoi fratelli e le sue sorelle e le donne rapite alle altre famiglie, perc…

Lo scetticismo non fa notizia

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Spesso ricerche con scarsissimo valore scientifico vengono pubblicate con grande risalto, un risalto di gran lunga maggiore rispetto alle ritrattazioni e alle imbarazzate precisazioni che inevitabilmente seguono. "Lo scetticismo non fa notizia, mentre la scoperta di un gene sì", afferma uno dei maggiori biologi di questo secolo, Richard Lewontin di Harvard. Così è uno scoop l'affermazione che i soggetti affetti da sindrome dell'X-fragile sono portatori del gene della delinquenza, mentre trovano scarsa eco le reazioni sdegnate degli specialisti in questo campo e dei genitori dei bambini affetti da questa sindrome.

Paolo Moderato e Maria Lea Ziino, Apprendimento [in Paolo Moderato e Francesco Rovetto, Psicologo: verso la professione]

Riccardo Calandra, o della musica

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Siamo giunti a un nuovo appuntamento con le interviste psicologiche, la rubrica in cui si parla d'arte e di psicologia e del punto d'incontro tra questi due mondi dalla bocca degli, diciamo, interessati. Oggi parliamo con Riccardo Calandra che, oltre a essere Dottore Magistrale in Psicologia dello Sviluppo e dei Processi Educativi, è stato bassista delle band Inlansis e Le fate sono morte. Il tema di oggi è la musica.
Parlaci della tua passione: quando hai iniziato a suonare? Qual è stato il tuo primo concerto? E di cosa ti occupi attualmente? Ho iniziato a suonare a 14 anni, la chitarra. Cercavo qualcosa da fare per poter dire di saper fare qualcosa. La passione è nata dopo però, quando ho trovato il mio primo gruppo. Tre miei compagni di liceo avevano fatto delle prove, il giorno prima, senza un progetto e senza avere la minima idea di cosa stessero facendo: ne è uscita una canzone. Parlandone, la mattina a scuola, mi hanno chiesto se volevo suonare il basso, e pur non avend…

I meglio articoli (Marzo - Aprile 2016)

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Cos'è I Meglio Articoli? Per chi non lo sapesse, lo trova scritto qui. In breve, in questa rubrica si parla in generale del blog, di cosa funziona e cosa no, di cosa gli riserva il futuro, cioè di cosa ho in mente io, e si indicano quegli articoli che, a distanza di tempo dalla loro prima pubblicazione, continuano a piacermi, nella speranza che il lettore occasionale li trovi e pensi che son tutti così. Facile.
Nell'ultimo periodo ho inaugurato alcune nuove rubriche.
Leinterviste psicologiche, la prima di queste, si è occupata (e si occuperà in futuro) di indagare il mondo dell'arte e della psicologia, per così dire, partendo dal di dentro: ospita artisti ed esperti di psicologia che parlano dei punti di contatto tra questi due mondi, mai troppo distanti. È un progetto di cui vado fiero, e che mi ha permesso di approfondire, da un punto di vista credo inedito, certi argomenti che mi stuzzicavano da molto. C'era una volta un blogè una rubrica di pensieri veloci, rifless…

Ma gli italiani sognano (ancora) pecore realiste?

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Mi capita di tornare, di tanto in tanto, a domandarmi perché in Italia si soffra così poco la fantasy/fantascienza. Perché la si consideri un genere minore. In questo articolo, che risale all'alba del blog, quando i dinosauri camminavano sulla Terra e i grandi alberi erano re, avevo iniziato a discutere alcuni dettagli del problema, in particolare il concetto di utilità nella letteratura, e ad accennarne altri, come l'invasione di pessima letteratura fantasy/fantascienza che ha subito (e sta subendo ancora, con la deriva YA) il nostro Bel Paese.  Non sono così ingenuo da credere di avere esaurito l'argomento in due righe. I motivi per cui un popolo rifiuta una parte integrante della sua letteratura, arrivando addirittura a negare l'esistenza di capolavori del genere (un bell'esempio di bi-pensiero, perché, per loro, farlo e stimare Orwell e Calvino non pare sia una contraddizione), sono innumerevoli. Compresa, mi faceva notare un lettore attento, la condanna manzo…