mercoledì 11 novembre 2015

La Sentinella e la space-opera


Wonder Stories, rivista pulp piena del nonno del nostro fantasciEnzo
Il racconto La Sentinella, di Brown, di cui abbiamo parlato qui, è del 1954. Quel post ha reso necessario questo, perché per capire La Sentinella bisogna prima capire il clima letterario di quegli anni. 
Eh sì, perché il clima da space-opera degli anni '30 e '40, che di solito viene in mente ai nostri genitori quando parliamo di fantascienza, coi suoi scienziati-guerrieri biondi e salvifici e i suoi crudeli uomini tentacoluti da Andromeda, ce lo eravamo già tolto di torno da un po'. Certo, c'è chi ancora scrive space-opera pura, ma (spero) ben consapevole di star scrivendo robaccia da vendersi ai peggiori giornali pulp.

Nel 1950 Ray Bradbury pubblica le sue Cronache Marziane, e nel 1951 Philip José Farmer Gli Amanti di Siddo. Sono due esempi significativi di un approccio finalmente maturo alla fantascienza. Farmer parla d'amore e di sessualità e d'incontro con l'Altro; Bradbury si prefigge il compito di sviluppare un linguaggio colto e adeguato per le sue storie di colonie marziane. È vero che, otto anni dopo Siddo, sarebbe uscita la reazionaria e bellissima Fanteria dello Spazio di Heinlein, che fa in un certo senso da controcanto alla Sentinella di Brown, così chiara nella sua divisione tra amici e nemici; ma Heinlein era un ideologo, oltre che uno scrittore, e la sua Fanteria risponde a domande che Brown neanche si era mai posto, per quanto noi ne possiamo sapere (sull'educazione, sulla cittadinanza e sul ruolo delle mega-armature in una società civile). 

Il 1950 sembra il grande spartiacque della space-opera. La Fantascienza, prima, si riduce alla fin fine a una specie di Far West Siderale, con gli eroi americani e amerigatti che volano nello spazio per esplorare, conquistare, portare la legge, e difendersi dagli indiani verdi di Alfa Centauri. Nulla più di questo. Dopo, la Fantascienza (la Fantascienza buona, di qualità, che noi su questo blog chiamiamo fantasciEnzo perché siamo un sacco simpatici) smetterà di nutrire l'America e il suo bisogno di certezze, di bianco/nero, di una chiara distinzione tra buoni e cattivi. Si avvicinerà piuttosto alla Fantascienza europea, ai nostri Wells e ai nostri Orwell, letterati di spicco di cui già s'aveva una gran considerazione: discuterà, proporrà nuovi punti di vista, nuove riflessioni sull'uomo, sulla società, sulla politica, sulla scienza. Come abbiamo visto con Brown, la fantascienza americana sarà finalmente letteratura, non più ciarpame. 
(Certo, con tutti gli strascichi del caso, fino a oggi. Ma quelli ci sono in tutti i campi.)
C'è una sorta di cerchio, nella storia della Fantascienza; una chiusura poetica. Nel 2002 Joss Whedon torna alle origini della Sci-Fi da Far West con il telefilm Firefly, che però è tutto fuorché sciovinista nei confronti della politica americana. Quanti dei suoi spettatori hanno capito che la genialata non è stata tirar fuori qualcosa di nuovo, ma qualcosa di molto molto vecchio?

Il cast di Firefly

Ma forse di questo parleremo in un altro articolo.


Nessun commento:

Posta un commento