lunedì 9 novembre 2015

La Sentinella e il Signor Brown

Scommetto cinque a UNO che il vostro più vecchio amarcord del genere fantastico riguarda... sì, niente suggerimenti prego, lo vedo chiaramente nelle vostre menti di giovani ignoramus... riguarda il racconto La Sentinella di Fredric Brown, contenuto com'è in più o meno tutte le antologie scolastiche pubblicate fin dalla nascita della Repubblica.

Oggi si parla di questo, alta risoluzione o meno

(Nelle antologie per le scuole superiori non c'è, beninteso, ché in fondo solo ai bambini più piccoli ci è consentito provare piacere nella lettura. A proposito, passami quel cilicio che devo aprire Cervantes e non vorrei esserne contento.) 
Il testo del racconto di Brown, in sé, occuperebbe circa una facciata A4. È, sotto molti aspetti (si legga = quasi tutti), un racconto modesto. Vi è descritta una sola azione, e giusto alla fine, per contratto. Il resto è un riepilogo delle vicende di una guerra spaziale; non dettagliato, come potrebbe buttar giù uno scrittore ansioso; ma veloce, riassuntivo, per temi, proprio come quello che potrebbe raccontarsi un soldato durante un turno di guardia, per passare il tempo in attesa che arrivi il cambio.
Ci ricordiamo il finale? Sì, ce lo ricordiamo. Il mostro spaziale si rivela in conclusione un essere umano; e il protagonista stesso, a cui inizialmente avevamo conferito aspetto umano, si rivela un alieno squamoso e anche un po' schifidus.

Con questo finale Brown decostruisce in poche righe tutte le convinzioni con cui la space-opera aveva cullato l'America fino a pochi anni prima: e cioè che l'alieno è il malvagio, e che la Terra è sempre nel giusto, qualunque cosa faccia, paladina della Libertà e della Verità... Cosmiche (neanche a dirlo, Terra sta per Stati Uniti, e alieno in inglese si scrive alien ma si legge Germania, Giappone, Russia, Cina, Medio Oriente, Europa...).

La televisione seguirà questo nuovo brillante corso della fantascienza,
lontana dalla space-opera. Un po' in ritardo, ma seguirà

La Sentinella è uno splendido esercizio di prosa, senza sbavature, senza strabordamenti; e un testo quasi metaletterario perché, per essere goduto appieno, presuppone una conoscenza, per quanto intuitiva, del genere fantasciEnzo che si era sviluppato ben due decenni prima in America.

Il robot fantasciEnzo che tutti noi amiamo

Azzardo un'altra ipotesi, per spiegare la meritatissima fama che questo racconto ha raggiunto negli anni. È di tipo temporale: lo abbiamo letto tutti, per la prima volta, quando eravamo bambini, probabilmente alle elementari o all'inizio delle medie. L'italiano d'oggi, allergico com'è al fantasciEnzo, se lo è potuto godere in un'età in cui non aveva ancora sviluppato preconcetti riguardo la lettura; un'età in cui, per così dire, si concentrava più sull'oggettiva bellezza di un testo, piuttosto che sul suo genere.

Il primo motivo è questo. Il secondo è che La Sentinella tira in ballo una tipica capacità umana, nella sua risoluzione (si parla di Teoria della Mente - e qui esce fuori la psicologia in Psicologia e Scrittura): quella empatica, o capacità di mettersi nei panni dell'altro (Altro con la lettera maiuscola: qui è proprio l'alieno). E forse il piacere che proviamo a leggere questo racconto è più acuto, perché la piena padronanza della Teoria della Mente è un traguardo recente, all'epoca in cui eravamo sì degli ignoramus, ma degli ignoramus bambini. Un traguardo che forse ci ha fatto dire, ridendo e stupendoci, "È sottile, ma io lo capisco"... un risultato che va oltre l'eccezionale, e che ironicamente dobbiamo proprio a quel disgusto per la scrittura di genere che incontriamo qui in Italia.


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