lunedì 4 aprile 2016

Francesca Dozio, o della fotografia

Siamo arrivati al terzo appuntamento con le interviste psicologiche (potete cliccare qui per leggere le precedenti), la rubrica in cui cerchiamo di trovare un punto d'incontro tra il mondo dell'arte, nelle sue più svariate forme, e quello della psicologia... attraverso le parole di chi quotidianamente vive questa doppia cittadinanza. Oggi dialogheremo insieme alla Dott.ssa Francesca Dozio, fotografa e laureata in Comunicazione e Psicologia.
In fondo all'articolo tutti i link utili.

[Le immagini riprodotte in questo articolo sono di esclusiva proprietà di Francesca Dozio, che ha concesso al nostro blog di utilizzarle. Non sono riproducibili in alcun modo, salvo previa autorizzazione dell'artista.]

Titolo: TERRA, qui presentata in anteprima
Clicca sull'immagine per ingrandirla

Vorrei chiederti innanzitutto come hai cominciato. Quanti anni avevi e cosa ti ha spinta a dedicarti alla fotografia.
Ho iniziato qualche anno fa, anzi, ormai un po' di più, a scattare le prime fotografie - orribili -, con la pretesa di non utilizzare mai programmi di post produzione. Un'idea che poi ho fortunatamente abbandonato. Era il 2007, avevo 17 anni e scattavo un po' ovunque, a qualunque cosa, nel tentativo di comunicare le mie sensazioni. Proprio questo mi ha spinta a fotografare: il voler trasmettere qualcosa, senza doverlo spiegare. La passione me l'ha trasmessa papà. Mi sono innamorata di questa forma d'arte quando ho visto le fotografie che aveva scattato in Cina, durante il viaggio di nozze. Mi sono state di grande aiuto.

Se puoi, prova a fornirci un breve riassunto della tua carriera nel mondo della fotografia. Le pubblicazioni, le mostre a cui hai partecipato...
Non parlerei di carriera, ma piuttosto di crescita personale e di scoperta di questo mondo affascinante e pieno di sorprese. Inizialmente, proprio agli albori, tenevo un blog su Fotolog. Pensarci adesso mi fa un po' sorridere. Erano più che altro ricordi, scatti rubati a scuola, un po' troppo infantili. Poi sono passata alle pubblicazioni su Deviantart. Raccoglievo qualche consenso e mi sentivo un po' più brava, un po' cresciuta. Ho poi creato la mia pagina Behance, con la possibilità di pubblicare progetti interi. Infine è arrivato Phos, un gruppo di appassionati di fotografia dell'Università degli Studi di Milano Bicocca. Con loro ho potuto partecipare a un'esposizione di fotografie in bianco e nero, a tema libero. È stato interessante capire come le persone vedano la mia fotografia, parlare con loro di ciò che le mie esposizioni trasmettono. Ho infine ottenuto due pubblicazioni su Vogue online e una pubblicazione nella Canon Top Selection tramite la pagina Canon Club Italia su Facebook. Continuo a scattare, avvicinandomi sempre di più alla ritrattistica, che amo particolarmente.

Titolo: BIANCONIGLIO - RIVISITAZIONE
Clicca sull'immagine per ingrandirla

Molte persone, quando sentono parlare di fotografia, si stringono nelle spalle e bofonchiano che non è e non potrà mai essere una forma d'arte. In effetti mi pare che esista un nutrito gruppo di profani, appassionati ma dotati di scarse competenze in materia, che con la loro faciloneria rovinano la reputazione di tutta la categoria. La fotografia passa quindi per "qualcosa che chiunque può fare, avendo una macchina fotografica". Ti chiedo di spiegare a queste persone come e perché avrebbero torto... per quanto riguarda la fotografia, almeno!
Amo la fotografia, ma ancora non credo di potermi definire una fotografa vera e propria... sebbene abbia letto molti libri in merito, abbia sperimentato la postproduzione e mi sia impegnata nella realizzazione di fotografie per un calendario maschile. Penso che il vero fotografo si distingua dall'amatore per molte ragioni. Innanzitutto bisogna mettersi dalla parte della macchina fotografica: quanti appassionati sanno quante ore si debbano trascorrere stando completamente fermi, solo per riuscire a cogliere il momento in cui un pettirosso spicca il volo? E farlo senza avere effetti di mosso, di micromosso, oppure ancora rendendo i colori al massimo, avendo la luce giusta. Mi verrà detto che certe cose si possono sistemare utilizzando i programmi di modifica immagini, di postproduzione, come si diceva prima. Lasciami dire che non è del tutto vero. Le fotografie migliori sono quelle in cui la luce è naturale e tutto risalta nel suo essere reale. Chi non sa usare la post, tra l'altro, rischia solo di peggiorare la composizione. Sono convinta che un vero fotografo sia colui che si sacrifica per scattare la sua fotografia. Lo vedi completamente bardato in mezzo alla neve per trovare una volpe, lo vedi sdraiato per terra, arrampicato sugli alberi, con i piedi nell'acqua, a testa in giù... Se non si è disposti a questo, si è e si resta degli amatori. Non si fa fotografia, si scatta così, tanto per. Amo da sempre anche la scrittura e più volte ho provato a cimentarmi con essa, ma senza grandi successi. Suppongo che la cosa migliore sia essere autocritici e sinceri con se stessi: c'è un motivo se i professionisti sono professionisti e passano la vita dedicandosi a progetti legati al proprio mestiere (che in questi casi penso sia anche la loro passione). Gli amatori si dilettano, ne fanno un hobby, i professionisti ne fanno una professione. È diverso. Dobbiamo solo ammetterlo e decidere cosa vogliamo fare delle nostre passioni. Per diventare davvero bravi, dobbiamo dedicarci a esse anima e corpo, lasciarci riempire e travolgere da loro.
Nell'immagine riprodotta qui sopra, una foto dell''artista
I tuoi studi di psicologia hanno influenzato il tuo approccio alla fotografia?
Questa risposta mi viene facile: assolutamente sì! Sono sempre alla base dei miei scatti, ritratti in particolare. Una fotografia deve trasmettermi una prima sensazione superficiale e una seconda sensazione, più vicina a un'emozione, in un secondo momento, quando la guardo meglio, quando ne noto i dettagli. Cerco sempre di emozionarmi io in primis mentre scatto. Penso che la psicologia mi influenzi anche in modo opposto: quando guardo le persone o i luoghi che fotografo, cerco sempre di cogliere la loro essenza, di dare un senso a ciò che cercano di dirmi. Mi piace che si possa vedere l'anima di persone e luoghi. Un mio progetto futuro riguarderà proprio le emozioni.

C'è qualcosa che vorresti dire agli aspiranti fotografi che ci stanno leggendo? E agli aspiranti psicologi?
Agli aspiranti fotografi suggerisco di stupirsi, di non cercare le fotografie più complesse, gli oggetti più rari, ma di immortalare momenti preziosi, spontanei e immediati. La semplicità è ciò che più passa, nella fotografia: le situazioni spontanee, la sincerità e la realtà ritratta per quella che è. C'è tanta bellezza intorno a noi, e non serve complicare le cose. Nella psicologia, invece, lasciami dire che il segreto è ascoltare. Aprite le orecchie e gli occhi, chiudete la bocca, prendete tutto ciò che il mondo e le persone hanno da offrirvi. Insomma, alla fine il segreto è uno solo per entrambe: ascoltare con le orecchie, ma soprattutto con il cuore.

...

Se l'intervista vi è piaciuta e le foto pure, vorrete probabilmente visitare la pagina Facebook dell'artista, Ludmilla's Way - Francesca Dozio Photos, e la sua pagina Bēhance, di cui abbiamo parlato nel corso dell'articolo. Se volete comunicare con lei potete farlo attraverso uno di quei link oppure qui sotto, come commento a questo post. Per il resto, per nuove interviste o altri sfolgoranti articoli, continuate a seguire Psicologia e Scrittura.




2 commenti:

  1. Leggere questa intervista mi ha molto incuriosito, visiterò sicuramente la pagina fb e behance per conoscere meglio questa artista emergente e sicuramente dotata.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie, alessandra! Anche a nome dell'artista :)

      Elimina