martedì 1 dicembre 2015

Vivere (d)i libri (ottobre - novembre 2015)

"La vita è quella cosa che capita mentre tu stai leggendo". 
(cit. una mia amica)

Questo spazio è dedicato a una breve rassegna dei titoli che ho letto nel corso dell'ultimo mese. Non saranno tutti quelli che ho letto, e non ripeterò quelli di cui ho già parlato in vecchi articoli... sono solo quelli che, vuoi per questo vuoi per quest'altro motivo, mi hanno ispirato almeno (o soltanto) due righe di commento. Condivisibili su internet.

"Su internet non si possono dire le parolacce"

(Oh, io leggo e rileggo in continuazione, quindi non venite a rompermi la favij perché quello è un capolavoro, come non l'hai mai letto, David Foster Wallace o morte, chiudi il blog.)

Questa rubrica è antologica: chiunque può leggere la recensione che gli interessa e saltare tutte le altre. Adesso vi lascio e buon divertimento!


Iniziamo le rec. con questo rec.ente fantasy nostrano.
Prima di partire voglio che sia chiaro che considero la De Mari, l'autrice, una persona straordinaria: è un medico e uno psicoterapeuta e scrive da Dio. È senza dubbio la più grande scrittrice di Fantasy italiana - chi ha detto Licia Troisi prego, si accomodi pure fuori. Leggere la saga dell'Ultimo Elfo (numero quattro libri più prequel, sequel e durantel) è uno degli autentici piaceri della (mia) vita, e la ferma presa di posizione su certi argomenti (cfr. il saggio Il Drago come Realtà) me la fanno ammirare come raramente ho ammirato altri scrittori.
Eppure.
Eppure è passato del tempo dall'ultima pubblicazione, e finalmente la De Mari si è decisa a dare alle stampe il suo nuovo lavoro. Il 30 settembre esce Hania - Il Cavaliere di Luce (lasciate stare i titoli che son tutti così i suoi). Prima però esce un prequel per attirare il pubblico, una cosetta di novanta pagine coi vestiti addosso: Hania - Il Regno delle Tigri Bianche. E di lui adesso parliamo.
Diciamocelo, eravamo abituati a ben altro. Il Regno delle Tigri Bianche non è brillante come L'Ultimo Elfo, né maestoso come L'Ultimo Orco e Gli Ultimi Incantesimi, né immaginifico come (la prima parte di) L'Ultima Profezia del Mondo degli Uomini. E tuttavia è un libro piacevole, scorrevole dopo lo spiegone iniziale, con quello stile particolare con cui ci ha viziato la De Mari. Sì, il protagonista è una specie di surrogato di Rankstrail, il Capitano Mezzorco del Mondo degli Uomini, e il fatto che sia così evidente inizia a insospettirci: che la De Mari abbia sbagliato a tornare a scrivere Fantasy? Ma alla fine si stringono i denti e il libro si legge senza troppi intoppi. Non l'optimum, ma neanche il pessimum.
Da comprare, secondo me? Sì, costa due euri giusti, e lo si legge in un soffio. Vale la pena.



Come dicevo, eppure.
Il Cavaliere di Luce è un libro brutto, non c'è nulla da aggiungere. Non si può salvare. Inizia con alcuni capitoli pieni di spiegoni, di cose, di mancanza di fantasia che si taglia con il tonno, di personaggi che si vede la De Mari sta cercando di renderli a tutto tondo, ma sono solo confusi, fanno e disfano, cambiano tono in continuazione. Pieno di dialoghi innaturali e di profezie roboanti. E se nella saga dell'Ultimo Elfo tutte queste cose erano ampiamente compensate dalla scrittura ironica, dai commenti pungenti, dall'epicità varia, dalle innegabili verità sulla vita&sull'uomo, e dalla consapevolezza di aggirarsi entro i confini della fiaba, qui c'è solo della pessima scrittura. Tant'è che ho letto i primi tre capitoli e l'ho ritirato nella libreria.
Dice, migliora dopo, bastava tener duro e arrivare al quarto capitolo. Embè? Il compito di uno scrittore è di catturare il lettore fin dalle prime pagine, e se non ci riesce vuol dire che ha raffazzonato un libro non degno di essere stampato... punto.



Riletto questo speciale di Hellboy di qualche tempo fa. Firme di Mike Mignola, il Creatore, dell'amico di sempre Duncan Fegredo e di Dave Stewart, chi era costui. 
I disegni di Fegredo fanno il loro dovere, come sempre, e quando Dave Stewart si mette a colorarli come si deve, nelle sequenze ambientate al Circo, sono veramente spettacolari. La storia d'altro canto è caruccia, ma niente di che.
Hellboy bambino scappa dal B.P.R.D. per unirsi al Circo perché boh, era fuori che fumava e ha visto passare un clown. Non scherzo. Al Circo non si capisce bene quali siano le intenzioni di chi, e anche quando si scopre la vera identità dei circensi (che non vi svelo perché spoiler) le cose non si fanno più chiare. Possiamo solo dire che alcuni vorrebbero uccidere Hellboy, ma chissà perché aspettano sempre il momento più teatrale per farlo, quando possono essere fermati da un deus ex machina. Poi, quando vengono sconfitti e l'eroe ha superato la Prova, l'attenzione si sposta subito su un secondo gruppo di cattivi, che resta il dubbio sia o meno legato al primo. E comunque non va: superata la Prova c'è la ricompensa, dai, lo sanno tutti. Regole base di scrittura. Sennò la Prova ce la metti dopo. Mica c'è la Prova e poi il secondo atto.
Alla fine, dispiace dirlo, Mignola con questa storia non aggiunge nulla (e quando dico "nulla" intendo "neppure un bel ricordo") all'universo di Hellboy. Vien naturale chiedersi se siamo in presenza di un Mignola stanco, che dal 1997 lavora a Hellboy, al B.P.R.D., a Witchfinder, a Abe Sapien(s) (la "s" è latino, Mike, non è il plurale inglese di Homo Sapien), a Lobster Johnson... e che adesso facile vorrebbe fare altro, concentrarsi sulla nuova serie Baltimore ad esempio. Un Mignola che forse non avrebbe dovuto aprire una seconda stagione di Hellboy e B.P.R.D. (rispettivamente "... all'Inferno" e "Inferno sulla Terra"), ma chiudere tutto finché ancora se la sentiva. Come la mia prof. di latino e greco che è andata in pensione prima che l'insegnamento le venisse a nausea. Santa donna.
Poi oh, io alla fine tutto quello che Mignola fa lo recupero. Dire che certi suoi volumi sono dei capolavori è dir poco, in particolare nella prima serie di Hellboy. Io aspetto che bissi la perfezione di Lo Stupefacente Testa a Vite e Altri Bizzarri Oggetti; tutto il resto non conta.



Quasi quarant'anni prima dell'Orlando Furioso (l'edizione con quaranta canti, non quarantasei), l'Italia - anzi la Toscana, anzi la famiglia de' Medici - si può già godere il poema cavalleresco del Pulci. L'autore attinge alla stessa Materia di Francia  (Carlo Magno e i suoi paladini) e fa uso della stessa metrica del suo più illustre epigono, l'Ariosto. La scelta metrica, in particolare, cade su un tipo di strofa che io ho sempre chiamato "ottava ariostesca" (nonostante già l'usasse il Boccaccio) per analogia con la terzina dantesca, ma che in realtà si chiama "ottava toscana", e che si compone di uno schema ABABABCC. Chiunque abbia orecchie può dirvi che questo schema, a leggerlo, trasmette la sensazione di un'accelerazione finale, con un effetto evidentemente comico, come di climax discendente.
Il Morgante è meno brillante e fantasioso del suo cugino incavolato, ma è comunque una meravigliosa lettura. Poi scalda il cuore rileggere di Rinaldo, Astolfo e Carlo imperadore (che nel Morgante  gli dareste tante di quelle pedate da farlo correre da qui a Roncisvalle). Infine fa un certo effetto paragonare l'Orlando di queste pagine con quello furioso che si aggira per buona parte di quelle dell'Ariosto.
Il poema è pieno di duelli tra amici, di pagani convertiti, di logica religiosa, di inganni che neanche mia mamma ci cascherebbe e di scambi di persona. Da leggere assolutamente, quindi, anche perché il gigante Morgante, che dai e dai ha dato il titolo all'opera, che brandisce come mazza lo smisurato batacchio di una campana, è forse una delle immagini più felici della letteratura italiana.



Uno dei migliori libri di Terry Pratchett. Ora, a questo autore (di cui prima o poi bisognerà parlare in un articolo più ampio) riconosco due cose: l'inesauribile e inarrestabile vis comica e la capacità immaginativa senza paragoni. I suoi libri, infatti, oltre che essere divertentissimi - persino più divertenti di quelli di Douglas Adams - sono anche tra i fantasy più brillanti che io abbia mai letto.
In effetti l'unica debolezza di Pratchett pare essere l'imbastitura di trama (forse perché, verso la fine della sua vita, è stato affetto da morbo di Alzheimer, e certe cose tendevano a sfuggirgli), spesso solo un pretesto per parlare d'altro. Ad esempio, la storia dietro Uomini d'Arme, di cui non voglio discutere per evitare spoiler, è un giallo singolarmente mal gestito.
Fortunatamente non è il caso di altri libri, come per esempio di Sorellanza Stregonesca, e anche di questo Stelle Cadenti. Consigliatissimo per tutti quelli che amano la letteratura... e il cinema.


L'articolo è stato un po' più lungo del solito - ma, se ci pensate, sono più cinque articoli messi assieme che uno solo. Quindi se vi sono piaciuti continuate a seguirci(mi) su Psicologia e Scrittura... prossimo appuntamento, per tutti gli ignoramus, questo giovedì!

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