lunedì 23 novembre 2015

Il Manoscritto Voynich

Oggi su Psicologia e Scrittura si parlerà del Manoscritto Voynich. Il testo prende il nome dal suo scopritore ed è redatto in una lingua sconosciuta. Ha ispirato, tra le altre cose, quel Codex Seraphinianus di cui abbiamo discusso un po' di tempo fa.
Già impenetrabile all'acume del famoso Athanasius Kircher, il Manoscritto Voynich rimane a oggi intradotto. Strano, a pensarci, perché Kircher aveva fatto proprio un bel lavoro sui geroglifici egizi, ed era riuscito a sbagliare praticamente tutto quello che c'era da sbagliare... credeva che a ogni geroglifico corrispondessero uno o più significati simbolici. L'egizio sarebbe stato quindi una scrittura ideativa, nel senso che si estrapolava l'idea dall'immagine raffigurata; che non è poi una stronzata totale, stando alla lezione di Crombette o alla probabile derivazione originale, ma che ignora il fatto che i caratteri veicolano anche e soprattutto un suono fonetico. E quindi da un cartiglio con un nome qualunque il vecchio Kircher ti tirava fuori un testo narrativo di una pagina e mezza.

Goodbye Champollion

Il Manoscritto Voynich è stato arbitrariamente diviso in alcune sezioni, sulla base delle illustrazioni che lo compongono: botanica, astronomica, biologica, varie ed eventuali e farmacologica. In un punto della sezione botanica, agli studiosi è parso di riconoscere l'immagine di un girasole, fiore yankee che quindi non poteva essere conosciuto in Europa prima del 1492.

Alcuni studiosi hanno addirittura ipotizzato che il Manoscritto fosse
un manuale per le cure idroterapiche. Infatti è di facile consultazione

Ma alla fine pare fosse solo uno scarabocchio. La datazione al radiocarbon(ch)io retrodata la stesura del Manoscritto di almeno sessant'anni - eliminando così l'ipotesi più accattivante, che lo voleva scritto per mano di quel trombone di John Dee, lo 007 più ingenuo della storia, che ha passato la vita a farsi truffare dal suo amico Edward Kelly, ma che comunque è riuscito a ingannare e spiare quell'altro gran trombone di Rodolfo II. Che rispunta fuori un'altra volta nella nostra storia, perché uno dei possibili autori del Manoscritto è Jacobus Horcicki, proprio un alchimista ospite alla sua corte.

Una gara di furbizia, proprio

Com'è come non è, a oggi nessuno è ancora riuscito a tradurre il Manoscritto Voynich. Per questo è stato soprannominato "il libro più misterioso del mondo". Persino programmi computerizzati incaricati di trovare dei pattern nella lingua e nei caratteri hanno fallito. 
Forse perché è intraducibile.
Non lo dico romanticamente: l'ipotesi di un falso sembra farsi di giorno in giorno più plausibile. Non falso nel senso di moderno, beninteso, ma nel senso di truffa d'epoca, forse ai danni di Rodolfo II.
Fatto decisivo a sostegno di questa ipotesi è che nel manoscritto non ci siano correzioni. Il che è, naturalmente, impossibile. Sia che la lingua del Manoscritto fosse davvero un codice, sia che fosse un linguaggio artificiale come quello di John Wilkins, la difficoltà di scrivere un testo in un idioma non familiare si sarebbe tradotta in una serie di strafalcioni che guarda, neanche a parlarne. Immaginatevi poi gli antichi copisti, coi loro pennini, la loro sabbia e le loro boccette di galla di quercia, e tutti i loro refusi, i loro tentennamenti, le eventuali rigacce, che sono meno infrequenti di quanto ci piaccia pensare, e le loro riscritture. Di tutto questo neanche l'ombra: la scrittura (fluidissima) è sempre senza intoppi, come se si fosse sentita la necessità di concludere in fretta un lavoro di fantasia. Non si poteva correggere, cioè, perché non c'era un canone linguistico con cui correggere, e neppure qualche messaggio da comunicare.


Guardate qui! La mia ipotesi è che l'abbia scritto Satana

Nessun commento:

Posta un commento