mercoledì 6 aprile 2016

Introduzione alle arti magiche - Dott. Ignatius Fortebraccio


  1. Ogni cosa, dal momento in cui viene creata, possiede un Intelletto.
  2. Persuadere questo Intelletto ad agire secondo la nostra Volontà è la radice di ogni Magia.


Queste due brevi regole, nella loro semplicità, sono le sole universalmente riconosciute e insegnate in tutte le università del mondo. Quindi, sia che vi troviate all’Università di Londra, a quella di Roma o a quella di Erlion, questa sarà la base di tutta la magia che imparerete e che agirete nel corso della vostra vita. Nessuno sconto, nessuna eccezione. Eccole qui.
Ogni cosa, dal momento in cui viene creata, possiede un Intelletto. Questa frase non significa, come molti, soprattutto tra i nostri teologi più naive, hanno argomentato fin dai tempi del Cataclisma (si vd. Bonino, 1303; Ibn Taymyya, 1319), che vi sia un Intelletto Ordinatore dietro la creazione dell’universo; significa solo che un albero, un fiume, un ciottolo, una casa, tutti loro possiedono una mente (o, come suggerisce Mon Arkam, 1419, uno Spirito) in grado di comprendere, se non la lingua, perlomeno le intenzioni di chi gli sta attorno. Dialogare con questo Intelletto è cosa di tutti i giorni: gli uomini parlano continuamente con altri uomini, e in parte anche con gli animali. A volte, e questo sì che appare magico ai nostri occhi, gli uomini riescono addirittura a capirsi. Il problema sorge quando si tratta di farsi ascoltare da oggetti senza orecchie o, addirittura, senza un sistema nervoso.

Per poter comunicare con qualcosa e convincerla a eseguire un ordine, un loro ordine, i maghi si sono storicamente affidati a due strategie: che sono la retorica e il canto. Non è ancora chiaro perché, ma pare che le cose prestino più attenzione quando si canta loro, rispetto a quando semplicemente si parla loro. Alcuni (Mon Arkam, op. cit.) affermano che il motivo di questa predilezione vada ricercato in un fatto tecnico, e cioè che il canto sia stato la prima forma di insegnamento degli incantesimi, in un tempo in cui la scrittura non esisteva ancora e tutto doveva essere mandato a memoria per il futuro. Altri (si vd. Burton, 1621) sostengono invece che le cose siano più bendisposte a eseguire gli ordini quando glieli si canta, perché in questo modo sperano di zittirci il prima possibile.
Quale che sia la verità, il fatto rimane, e il canto è la via principale per lanciare un incantesimo. Vi sono altre verità empiriche da tenere a mente, se si vuole intraprendere lo studio delle Arti Magiche: che, ad esempio, un mago più frequentemente usa la propria magia più i suoi incantesimi si infiacchiranno; che trasmutare il proprio aspetto, il proprio corpo, senza l’aiuto di quelli che si chiamano Veicoli Esterni (e.g., il Mantello di Piume della Strega del Nord) è senza dubbio un’azione a senso unico, e che cercare di invertirla o di pasticciarci sopra può anche costare tutta la magia di un mago; che infine, quando l’incantesimo di un mago viene infranto, anche tutti gli altri suoi incantesimi, per un certo periodo di tempo, diventano più difficili da lanciare, o più brevi, o soffrono di altri handicap di tal genere.
Insomma, per praticare una magia qualsiasi bisogna prima convincere l’oggetto adatto allo scopo a fornirci il suo aiuto. Da ciò ne consegue (e spero sia chiaro) che le piccole magie non sono quelle che interessano le piccole dimensioni, ma quelle che assecondano la natura degli oggetti: convincere un vomere a dissodare, ad esempio, è cosa che quasi non prosciuga energie; ma anche riparare una televisione, che naturalmente desidera tornare alla propria forma originaria. Bisogna sempre ricordarsi che ogni cosa tende a persistere all'interno del suo stato, e che, ad esempio, per citare un detto attribuito a Dant (si vd. Dant della Luce, 1563), convincere un drago a non volare è una cosa quasi impossibile. Oltre che, ci sentiamo in dovere di aggiungere, abbastanza pericolosa. Fortunatamente queste bestie di solito vivono appartate, nelle isole a est di Erlion, e poco hanno a che fare con questa parte dei mondi.
La Teoria della Persuasione delle Cose, che qui abbiamo riportato nel suo scheletro fondamentale, è quella che noi abbiamo avuto occasione di approfondire nel corso dei nostri studi (è la teoria che viene insegnata, ad esempio, in tutto il nord Europa); ma ne esistono anche altre, evidentemente false e, forse, addirittura perniciose, che molti maghi (senza dubbio magicanti, prestigiatori, o al più bagatti da strada) sembrano prendere per vere. Per amore della completezza e di quell’angelo del bizzarro che tanto stava a cuore a Poe ve ne forniremo qui un breve ritratto:

  1. La Teoria della Menzogna. Fatta risalire addirittura al semi-leggendario Gast Enenkiand, il primo incantatore che sappiamo per certo abbia sostenuto questa teoria è però Dant della Luce, due secoli dopo la presunta scomparsa del drago (Dant, op. cit.). In parole povere, essa assume che il mago, quando lancia un incantesimo (quando canta), menta all’Universo. La bravura del mago sta nel fatto che, per un istante, l’Universo creda alla sua storia più che alla realtà dei fatti, e si ristrutturi di conseguenza.
Più un mago è anziano e potente, quindi, più l’Universo tende a dargli retta, forse  perché lo conosce da molto tempo e non vede motivi per dubitarne. Questo spiegherebbe anche alcune peculiarità della magia di cui la teoria canonica non dà conto: il fatto, ad esempio, che un mago il cui incantesimo è stato spezzato faccia più fatica a gettare nuove magie. In questo caso l’Universo non si fiderebbe più delle sue parole.

  1. La Teoria dell’Aiuto Esterno. Questa teoria affonda le sue radici nella pratica terrestre della magia antecedente al Cataclisma. Alcuni storici minori e alcuni religiosi dissennati, che giureremmo mai hanno avuto qualcosa a che fare con la Vera Magia, affermano addirittura che essa sia la natura della magia odierna, e che tutti i canti e le storie siano solo del fumo gettato in faccia al popolo per nascondere l’orrore della pratica reale.
La Teoria dell’Aiuto, in breve, afferma che non sia il mago in sé ad avere potere sulle cose, ma un suo aiutante. La natura di questo aiutante è sempre demoniaca. Anche senza scomodare il buon Re Salomone e i suoi libri (l’unico libro di cui può essere stato autore è quello inscritto nell’originale Tempio di Gerulasemme), basterà ricordare che Melchisedeq, Re di Luz e Atlantide, senza dubbio il più grande mago terrestre pre Binario, si dice fosse figlio di un diavolaccio, e che solo in virtù di questa discendenza potesse esercitare la magia (come, a dar retta alla leggenda, l'invenzione magica dell’albero del mandorlo).

Questo particolare tipo di magia sembra sia sopravvissuto, sporadicamente e per un tempo circoscritto, anche dopo il Cataclisma: e benché la figura del Dottor Faust (o Faustus, se vogliamo servirci del suo nome latino) sia evidentemente una costruzione posteriore sulla figura di un saltimbanco, è indubbio che Prospero, il Duca di Milano, per architettare i suoi incantesimi, si servisse dell’assistenza di spiriti di dannati o folletti. Il “Sottile Dottor” John, in coda a questa carrellata di maghi, affermava che tutti i suoi incantesimi fossero in realtà opera di un demonietto familiare che lui chiamava Iusuf Ben Nergal, della Corte delle Ortiche, che era invisibile e che lo seguiva ovunque; e noi non abbiamo motivo di dubitare della sua affermazione.
Non c’è dubbio che, se la Teoria dell’Aiuto fosse vera, essa spiegherebbe un tipo di magia ben diversa da quella che viene praticata oggigiorno, e caratterizzata da incantesimi e prodezze ben distanti da quelli cui siamo abituati sulla nostra Terra Binaria. Perché essa sia stata cancellata dall’arrivo di un nuovo tipo di magia, però - e soprattutto se sia davvero stata cancellata, o se non sia solo stata nascosta! -, nessuno studioso pare ancora essere riuscito a spiegarlo.

Per concludere la nostra dissertazione ci preme sottolineare che, come avvenne per un breve periodo con la psicanalisi - prima che essa venisse sostituita dall’Esplorazione Psichica (si vd. Wallin, 2001) -, pare che queste teorie alternative non inficino affatto la pratica magica del singolo, forse proprio in virtù di quei fattori aspecifici che hanno in comune tutte e tre. Quali essi siano, proprio non riesco a immaginarlo. Id est, non importa molto a cosa crediate, la vostra magia funzionerà lo stesso: cosa che, non lo nascondiamo, non smetterà mai di stupirci.


Dott. Ignatius Fortebraccio, Cattedra di Storia della Magia alla London University.
Breve storia della Magia Binaria, John Carlisle, Tottenham Court Ed., 2016.

Trad. it. a cura delle Edizioni Barnaba.

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