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King Arthur - Il potere della spada è un film bello

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King Arthur - Il potere della spada (Legend of the sword in originale) è un film del 2017 che, quando uscì, sembrò segnalarsi esclusivamente per la colonna sonora. Nel senso che, a parte quello, si diceva che il resto del film fosse da buttare. Non qualcosa da vedere al cinema, ma me l'ero segnato in un angolo della mente, vista la mia nota passione per tutto ciò che è Materia di Bretagna. Poi, qualche giorno fa mi ha preso la voglia di vedere un film ignorante. Qualcosa che mi avrebbe permesso un godimento completamente passivo, giusto per rilassarmi e sentirmi coccolato. Ed ecco, a distanza di due anni, dagli anfratti del mio cervello salta fuori questo nome. A me piacciono i film ignoranti, purché girati con cognizione di causa. Film come Van Helsing con Hugh Jackman (comprai la VHS molti anni fa e l'ho consumata a forza di guardarlo), come Grosso guaio a Chinatown, e come, mi assicurano, Hansel e Gretel Cacciatori di Streghe, che infatti spero di recuperare presto. Ecco, I…

Lupo solitario ed io (#1: I Signori delle Tenebre)

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Lupo Solitario (in originale Lone Wolf) è una serie di trenta librogame scritta da Joe Dever e terminata, dopo la sua morte, dal figlio Ben e da Vincent Lazzari, che si sono mantenuti virtualmente fedeli agli appunti di Joe. La Vincent Books ha il merito di averli ritradotti in italiano, e di averli resi facilmente disponibili in libreria. Inoltre l'apparato strutturale, la grafica, la copertina, insomma il formato del libro, si segnalano per una notevole cura, quella che conferisce all'oggetto-libro la sua normale bellezza, al contrario dei vecchi librogame che circolavano quando io ero piccolo e prima che io nascessi, alti e sottili, con bande di colori sgargianti sulla copertina, che cercavano in tutti i modi di segnalarsi come prodotti esclusivamente per bambini. Giustissimo invece restituite dignità al mezzo, e di questo siamo grati alla Vincent Books. Andate a cercarla se volete anche voi iniziare le avventure di Lupo Solitario, o se più in generale volete conoscere una …

L'autore di Waverly è lieto di presentarvi: Ivanhoe

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Romanzo storico, in Italia conosciuto soprattutto come romanzo per ragazzi, Ivanhoe è uno splendido libro di Walter Scott - già autore di Waverly, naturalmente - che è utile analizzare, seppur brevemente, perché ci favorisce alcuni pensieri più generali sulla scrittura. Inizierò togliendomi il dente del parere personale: a me è piaciuto, ed è piaciuto molto. Mi ha tenuto compagnia durante parecchi piacevoli pomeriggi. Le avventure dei suoi personaggi mi hanno enormemente interessato, i loro caratteri affascinato, la scrittura, per quanto forse oggi potremmo considerarla un poco datata, mi ha ipnotizzato. Lo consiglio di tutto cuore, benché la mia edizione (La biblioteca dei ragazzi - Crescere Edizioni) fosse strabordante di refusi, una cosa mai vista.

ATTENZIONE! Quella che segue è un'analisi che presuppone la lettura del romanzo. Cioè, potete scorrerla anche se non l'avete letto, ma in questo modo sarete edotti sulla trama.

LETTERA DEDICATORIA AL REV. DOTT. DRYASDUST, F.A.S.

Religione, trascendenza e corporeità

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Come ha osservato Thomas Csordas rifacendosi alla fenomenologia di Merleau-Ponty, ciò che noi umani realizziamo è, prima di tutto, "l'inevitabilità della nostra natura incorporata e i limiti che essa ci impone contribuendo a far sorgere in noi il sentimento che i nostri corpi sono in un certo senso altri da noi" (Csordas, 2004, p. 170). In questo modo l'alterità, più che una dimensione che scaturisce dall'impossibilità di dire o di pensare ciò che alcuni autori identificano con "qualcosa che sta al di fuori", ma di cui noi "portiamo una traccia interiore" (perché siamo fatti della stessa sostanza spirituale), diventa "una struttura elementare dell'esistenza" (ibidem, p. 167). Merleau-Ponty, infatti, aveva concepito il corpo come un "chiasmo" (chiasme), espressione con cui voleva indicare che la materia di cui siamo fatti (la carne, chair) è il mezzo attraverso cui sperimentiamo l'alterità, cioè il mondo esterno a n…

Esempi di capro espiatorio nella narrativa di lingua inglese: da James Frazer a Ursula Le Guin

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Nel più santo dei giorni, lo Yom-Kippur, il "giorno della copertura del peccato" secondo il valore che ha la radice ebraica, una persona, il cui nome non sia stato scritto da Dio nel Libro degli assoluti malvagi o nel Libro degli assoluti santi, espia i propri peccati davanti a Lui e si riconcilia col fratello a cui ha fatto torto. Sebbene dopo la sospensione dei sacrifici animali dell'anno 70 (conseguente alla distruzione del Tempio di Gerusalemme) i precetti biblici in materia non siano più osservati, che io sappia, la liturgia dello Yom-Kippur prevedeva il cosiddetto rito del capro espiatorio, divenuto ormai proverbiale. Esso è dettagliatamente descritto in Levitico, 16*. Cito dalla Bibbia delle Edizioni San Paolo:
Dalla comunità d'Israele prenderà due capri per il sacrificio espiatorio [...]. Prenderà i due capri e li porrà alla presenza del Signore, all'ingresso della tenda del convegno e tirerà a sorte i due capri, destinandone uno per il Signore e uno per…

Tre pensieri sconnessi

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... ma tutti, sorpresa, riguardanti i libri (e lo scorso sabato sera).
NOMINA SUNT NUMINA  Sabato ero a Milano, alla stazione di Porta Garibaldi, e aspettavo che arrivasse il treno per tornare a casa. Avevo bevuto un paio di drink con degli amici. Non ero ubriaco, ma ero certamente brillo. Mi ero fermato alla Feltrinelli per far passare un po' il tempo, e avevo trovato qualche libro da comprare. Ma avevo lasciato a casa la tessera per distrazione. La commessa mi ha chiesto le generalità per vedere se riusciva a trovarla nell'archivio digitalizzato. Le ho comunicato il mio nome e istantaneamente ho vissuto uno di quei piccoli momenti di dissociazione che tutti prima o poi conosciamo. Com'è possibile che io in qualche modo sia quel nome? mi ero chiesto. Quel nome mi limita, vivo entro i confini che ha tracciato, ho riempito il contenitore di quel nome e per questo ho questa forma? Eppure non mi somiglia per niente. Il cognome non sono io: è troppo altisonante. Quello al mass…

Cose sacre

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Dopo la puntata di Fuorilinea, coda culturale del Tg3 che va in onda di domenica, del 17 marzo scorso, che aveva trasmesso un servizio sul Museo di Leopardi allestito nella sua dimora avita, con un certo divertimento mi ero segnato questi appunti: Alla casa di Recanati:
frammento della sua ultima veste
scheggia della bara
scrivania dove ha scritto l'Infinito  Sebbene capisca la curiosità di vedere la scrivania dove sono stati scritti alcuni dei versi più celebri della poesia italiana, non tanto perché le virtù della seconda siano in qualche modo penetrate nella prima ma perché così vien più facile immaginarsi la scena, gli altri reperta mi pare cheesulino dall'interesse "accademico" e sfocino invece nell'idolatria pura e semplice. Una scheggia della bara e un frammento dell'ultimo vestito che aveva indossato Leopardi, neanche fosse Gesù. La curatrice del museo dice che quelle reliquie servono a far sentire più vicino il visitatore al poeta, ma anche così...